venerdì, 29 febbraio 2008

 

Si, ho fatto un sogno. Anzi, un vero incubo surreale.

Ho sognato di svegliarmi all'improvviso e di trovarmi tra tanti vecchi amici e camerati. Ero allegrissimo, felice e stavo salutando Arturo Michelini dicendogli che partivo per Firenze per presenziare alla manifestazione che il giorno dopo si sarebbe svolta al cinema ODEON. In occasione della ricorrenza dell'omicidio di Giovanni Gentile. Nino Tripodi avrebbe tenuto un discorso e io gia' lo pregustavo perche' la mia ammirazione per la cultura di questo camerata era superiore all'antipatia che avevo per lui. Antipatia grandissima che tuttavia non mi aveva mai impedito di ammirarlo per tutto quanto ci insegnava ogni volta che apriva bocca. Oggi potra' sembrare strano ma a quel tempo riuscivamo ad ammirare anche gli antipatici e anche i piu' antipatici ci aiutavano a ricordare che il peggiore dei nostri camerati era migliore del migliore dei nostri avversari. Non che nei congressi non ci si prendesse anche a seggiolate. Ricordo ancora le botte che mi sono dato con Ciccio Franco perche' durante una riunione della Direzione Nazionale Giovanile presieduta da Enzo Erra dissi che” Rauti e compagni non erano figli del sole ma figli di puttana”. Ciccio mi salto' addosso e ci scambiammo molti cazzotti ma da quel giorno Ciccio e' rimasto uno dei miei piu' cari amici.E io di lui. Il giorno in cui mori' feci un viaggio da Firenze a Reggio solo per dargli il mio ultimo saluto.

Con Beppe Niccolai non ci siamo mai picchiati. Ci volevamo troppo bene e lui aveva un rispetto e un'adorazione per mio padre come credo non abbia mai avuto per nessuno, ma questo non ci ha impedito di affrontare aspre discussioni nelle quali raramente ci trovavamo d'accordo mentre, come successe a Genova in piazza De Ferrari piena di portuali comunisti, con Beppe l'accordo era perfetto e ci trovavamo sempre uno a fianco dell'altro.

La stessa cosa succedeva con Giorgio Almirante: ricordo un giorno in cui Giorgio doveva tenere un comizio ad Arezzo piena di comunisti, di quelli veri, non come Veltroni. Di quelli che avevano tutte le intenzioni di farci del male. Nevicava leggermente e ricordo i nostri passi che lasciavano lievi impronte sulla neve. Ad un certo punto Giorgio si rivolse a me e sorridendo con gli occhi di ghiaccio, come faceva in certi rarissimi momenti, disse” Nando, come mai Firenze dove tu sei il leader assoluto non mi da mai un delegato ai congressi e poi.....quando c'e' da rischiare la pelle invece degli almirantiani trovo sempre solo te al mio fianco?...Il mio caro camerata Olo Nunzi che di donne ( la moglie Vittoria che pochi ricordano essere stata la prima Segretaria Naz. Femminile del MSI era una donna di grandi e rare virtu' e purtroppo un male incurabile la ha portata via ancora giovane all'affetto del marito e delle figlie e all'ammirazione di tutti i camerati ) e di uomini se ne intendeva non stimava molto, pur volendogli bene,Giorgio Almirante. Diceva che era un grande mediano che correva per il campo ( l'Italia ) ma non aveva il fiuto del goal e quindi non sarebbe mai potuto essere un buon centrattacco. Non sapeva immaginare la Fiamma come qualcosa di piu' grande di quello che serviva per cuocere due uova nel tegamino e mentre aveva un grande coraggio passivo che lo fecava capace di immolarsi sulla croce come Cristo, non avrebbe mai avuto il coraggio di sparare al nemico che lo stava uccidendo.

Il brusco risveglio mi aveva piombato in quel mondo meraviglioso, pur con tutti i suoi enormi difetti, e per essere felice mi mancava solo di arrivare a Firenze e per prima cosa riabbracciare il mio grande papa'. Il veramente mitico comandante Nino Ventra di cui un giorno Enzo Erra disse: “chi non ha conosciuto di persona Nino Ventra e Nino Cacciari non potra' mai capire veramente cosa sia e soprattutto cosa sia stato, il Fascismo.”

Forse Enzo esagerava ma come gli capitava spesso, aveva ragione se si capisce cosa intendeva dire:che il Fascismo, al dilà del bene e del male, al dilà delle sue grandi Idee e degli altissimi Ideali, per una generazione di italiani era stato anche un modo di concepire la vita- Un vita vissuta con il piu' assoluto disprezzo di ogni pericolo,felici di annullare se stessi per vivere per i propri camerati, per il proprio Partito inteso come una Chiesa per cui si poteva morire , come avevano fatto centinaia di migliaia di giovani che in nome dell'Italia e del Fascismo avevano dato la vita senza rimpianto nelle grandi epopee da Bir El Gobi alla Repubblica Sociale Italiana.


Purtroppo avevo sognato, sognato di essermi svegliato in questo mondo e invece questo era il mondo che avevo sognato e mi ero risvegliato nel mondo che mi circonda e che non riesco piu' ad amare.

Un mondo nel quale la fauna politica offre quotidianamente uno spettacolo di squallore senza precedenti dove tutti fanno a gara a chi è più “laico”,più democratico quando si tratta di difendere i propri diritti e diventa intollerante e antidemocratico appena si tratta di riconoscere a noi Fascisti il diritto ad esporre le proprie “Idee”.

Un mondo pieno di falsita' dove tutti si strappano le vesti in difesa della Costituzione ma che poi ne diventano i primi trasgressori appena Noi chiediamo l'applicazione degli articoli che dovrebbvero regolare il mondo del lavoro limitando i privilegi dei sindacati a favore della vera liberta' e il riconoscimento giuridico dei lavoratori e il loro diritto agli utili delle aziende. Un mondo di ex fascisti che pur essendo per cinque anni al governo non sono stati capaci di evidenziare che in una costituzione democratica, in quanto tale, non ci puo' essere posto per “leggi eccezionali” e che comunque, per il rispetto della costituzione che dovrebbe essere una cosa seria, non ci puo' essere posto da oltre sessanta anni per leggi “transitorie” che, in quanto tali, non possono sopravvivere al tempo infinito e vanno “abolite” o dichiarate definitive.

Un mondo dove non c'e' piu' il Partito in cui e per cui avevo vissuto tutta la vita ma “una cosa” che dice di esserne la continuazione ma che non riesco a riconoscere come la mia casa.

C'è un'aria maleodorante e al posto dei camerati come Pino Romualdi o Filippo Anfuso con cui quando ci si parlava ci si guardava contemporaneamente negli occhi, c'è una nuova specie di persone , salvo alcune eccezioni specialmente presenti fra i giovani, che non ti guardano mai in faccia e con cui è difficile avere uno scambio di idee con lealtaà e amicizia. Le caratteristiche più evidenti sono l'ipocrisia e l'arrivismo che li fanno piu' somigliare a vecchi democristiani . Ma il lato piu' sconsolante e' il livello medio dal punto della preparazione politica e delle potenzialità culturali che rendono squallida ogni riunione e inutile ogni tentativo di affrontare un serio dibattito sulla nostra “IDENTITA'”, cercando di capire da dove veniamo e dove vogliamo andare. Non ricordo chi abbia detto una volta con grande ironia che il Fascismo è come la patata: “ un tubero la cui parte migliore sta sotto terra...”.

Naturalmente ci sono ,e per fortuna non sono poche, le eccezioni:

l'altro ieri, e non stavo sognando, ho avuto una lunga chiacchierata con la Maria Grossi. Molti si chiederanno: chi è? Anche se, a cominciare dal Segretario Nazionale avrebbero il dovere di saperlo. Lo raccontero' ai giovani che leggeranno queste righe e che hanno il diritto di non saperlo. Maria è vedova di una medaglia d'oro della RSI e lei stessa ha indossato la divisa di “ausiliaria” fino al 25 aprile del 1945 poi e' stata presa a Milano e seviziata e torturata fino quasi alla morte dai partigiani. Sopravvissuta per miracolo è stata vicino a me e mio padre alla fondazione del MSI di Firenze e da allora ha sempre servito senza mai chiedere niente per se stessa, sempre in prima linea rischiando anche la vita. Quindici giorni fa ha subito un gravissimo intervento chirurgico che le ha fatto rivedere, come in quell'ormai lontano 1945, la morte in faccia anche a causa dell'eta'. Pur avendo certamente molto bisogno non ha mai chiesto niente a nessuno perche' la sua dignità non lo consente.Mi ha chiesto del Partito e poi è scoppiata in lacrime e mi ha detto: Nando,solo tu ogni tanto mi telefoni, il mio Partito mi ha proprio abbandonata....nemmeno una telefonata...da nessuno.


Infatti, il male peggiore oggi del Movimento non e' il segretario Nazionale di cui è impossibile parlare bene e inutile parlare male. In fondo il povero Luca è un bravo ragazzo, un poco maleducato, ma che cerca di fare il possibile anche se si e' trovato di fronte a un compito troppo arduo per le sue capacità.

Il male peggiore è proprio l'insieme di una classe dirigente che è meglio non qualificare per carità di patria, pur con le lodevoli eccezioni per nostra fortuna presenti soprattutto fra i giovani.

E' tuttavia veramente demoralizzante guardarsi in giro e constatare che il nostro mondo non rappresenta un'alternativa o almeno una diversità , rispetto alle rovine del mondo che ci circonda dove trionfa tutto il marciume prodotto da un sessantennio di “cultura” edonista e meterialista.

Purtroppo da questo Partito mi resta quasi impossibile andarmene perchè vi sono legato da un giuramento e dalla mancanza di alternative migliori. Spero che qualcuno abbia l'arroganza e la presunzione di cacciarmene, perche' sinceramente non ci trovo piu' niente, né di interessante né di divertente.

Nando Ventra

postato da: SOTTOFASCIASEMPLICE alle ore febbraio 29, 2008 22:48 | Permalink | commenti
categoria:pensieri, storia
giovedì, 29 marzo 2007

Qualche giorno fa ho recensito “la fiamma e la celtica”.

Leggo pochi libri ormai,  e non ne recensisco quasi mai.

 

Per essere sincero l’ho fatto impulsivamente e solo adesso me ne  chiedo  il  perché.

 La domanda me la sono posta soprattutto  dopo le tantissime lettere che ho ricevuto  su questo argomento e la risposta mi è balzata evidente  anche perche’ la maggior parte delle lettere ricevute sono di giovani o giovanissimi. Me lo aspettavo ed è a tutti questi giovani che desidero rispondere cercando di rispondere contemporaneamente anche a me stesso.

Riconfermo il mio elogio per l’autore. Nicola Rao è certamente, come ho già detto, un ottimo scrittore e certamente un bravo giornalista. Il libro è scritto benissimo anche se è una lente deformante su quella che è stata la storia del post-fascismo.  Questa falsa prospettiva  non può essere addebitata al Rao che del Fascismo non ha vissuto il primo ventennio, grosso modo dal ventidue  al quarantatre e nemmeno il secondo dal quarantatre al sessantadue, anno in cui e’ nato. Del terzo ventennio ne puo’ avere un ricordo diretto solo degli ultimissimi anni. Diciamo che può testimoniare di cio’ che ha vissuto del quarto ventennio e di questi ultimi sciagurati dieci anni.

Ho sempre sostenuto che il Fascismo vada visto analizzato e giudicato nel suo insieme dandone un giudizio complessivo che, viste le ombre e le luci, può essere positivo o negativo.

Certo solo gli imbecilli possono dire che sia stato tutto perfetto e solo un mascalzone  può sostenere che sia il “Male assoluto”.

Tolti gli imbecilli e i mascalzoni che non dovrebbero mai avere diritto di opinione, tutti gli altri possono darne o averne dato giudizi positivi o negativi. Viva la libertà  per gli uni e  per gli altri anche se per i primi è quasi proibito parlare mentre per i secondi si mettono a disposizione tutti i mezzi utili, dai giornali all’editoria, dai”media” ai libri di testo per le scuole.

Un’altra cosa che solo gli imbecilli possono fare è  prendere il Fascismo e farlo a fette. Gli antifascisti han cercato di fare a fette la storia d’Italia: si sono divisi fra quelli che hanno riconosciuto solo il valore del Risorgimento di Garibaldi e Mazzini, quelli che han detto migliore il periodo monarchico, altri dando il maggior valore all’Italia repubblicana nata dalla “  resistenza “. Tutti hanno cercato di tagliare il periodo fascista cancellandolo dai libri e dalla memoria come fosse un cancro da espiantare .  Non rendendosi  conto che la Storia non consente, alla lunga, queste operazioni e ricostruisce i propri argini entro cui rotolano senza soluzione di continuità i fatti e i misfatti che punteggiano la vicenda  del genere umano.

Per queste stesse ragioni non ha senso il pensare di poter affettare il Fascismo come fanno alcuni che pensano di poter dire che e’ stato fulgido solo nei primissimi anni.  Altri che pensano  sia stato grande solo il periodo del “regime” e  altri ancora che il regime vorrebbero cancellarlo e riconoscere valore positivo solamente all’epopea della RSI.

La storia del Fascismo, con le sue luci e ombre, va consegnata ai posteri nella sua integrità di pensiero e azione, con il suo fondatore e i suoi Eroi e i suoi militanti a partire dal 1919 fino a tutt’oggi.

E torniamo alla recensione della Fiamma e la celtica.

Non c’e dubbio che la storia del Fascismo dopo la RSI sia stata la storia del MSI che, con tutti i suoi errori ha rappresentato in Italia e nel mondo, soprattutto agli occhi dell’antifascismo, la continuita’ storica, politica e morale del Fascismo assumendo la responsabilità di aiutare quelli che erano sopravvissuti e onorare la memoria di quelli che non c’erano piu’.

Intorno al MSI ci sono sempre stati gruppuscoli animati da protagonisti che nell’MSI uscivano e rientravano . Qualcuno di questi ha anche avuto una sua storia che vale certamente la pena di ricordare. Non sono mancate figure splendide e momenti di eroismi ma,  con buona pace di chi vorrebbe far prevalere il suo protagonismo personale, la continuità ideale col Fascismo e’ stata per il mondo rappresentata dal MSI.

Dal libro di Rao, questa verità non emerge, la storia del post fascismo viene involontariamente e certo in buona fede deformata collocando  il MSI  come quasi invisibile scenografia oltre le quinte di un palcoscenico su cui recitano attori che si sentono in primo piano mentre sono solo comparse.

A questo punto mi sono fatto una seconda, conseguente domanda: ma valeva la pena fare questa recensione e riaffrontare oggi questi argomenti che  a molti  potranno sembrare obsolete inutili rimasticazioni e a me porteranno solo nuove polemiche  che non ho piu’ nessuna voglia di fare?

E ancora ho risposto :SI.

Perche’ questa mia impostazione è stata capita e condivisa da quel furbetto di Gianfranco Fini che nel momento di abbandonare la casa dei genitori  non si è portato via solo i mobili e gli argenti in modo da non sporcarli quando, dopo poco,  si sarebbe rivolto indietro per sputare sulla casa dove era cresciuto, ma ha rubato anche l’insegna della ditta di famiglia, quella “fiamma” che gli avrebbe garantito di essere riconosciuto dall’opinione pubblica come il continuatore del MSI e di continuare a raccogliere il potere politico derivante dal consenso del voto dei “ fascisti “ che  avrebbero continuato a votarlo.

E’ vero, ci ha lasciato “La Celtica” insieme a un personaggio che purtroppo unisce una enorme intelligenza ad una mefitica megalomania che, per fare grande se stesso,  ha voluto anche lui,sia pure in senso opposto, rinnegare il MSI accontentandosi di una specie di piccola fiammella piu’ somigliante a un carciofo che a una fiamma, innescando una bomba che  scoppiando  ha determinato i mille frammenti in cui e’ ridotto oggi il mondo che nel 1946 avevamo ricostruito, dopo la mattanza celebrata ancora oggi,  il 25 aprile di ogni anno.

Purtroppo Nicola Rao e’ rimasto inconsapevole vittima di tutto questo e involontariamente ha dato un contributo alla impossibilità di  riunire tutti quei frammenti e ricostruire un grande partito capace di rappresentare nei suoi insuperati fondamenti ideali il fascismo del duemila.

Operazione impossibile senza riallacciarsi al fascismo attraverso il riconoscimento e la rivalorizzazione della storia del MSI. Perche’ solo così, quando parliamo di fascismo,il popolo non penserà che siamo strani esseri un poco pazzi e simpatici, paracadutati da Marte, ma ci riconoscerà come gli eredi di una lunga e importante storia iniziata nel 1919, con quella grande rivolta ideale iniziata da un genio che ha  dettato  le uniche Idee che potranno creare nel prossimo secolo il mondo che ciascuno di noi sogna, un mondo ordinato e libero dove regni la giustizia sociale per realizzare la quale molti di noi sono morti e molti continuano a lottare.  

                                                                                                                     Nando Ventra

postato da: NandoVentra alle ore marzo 29, 2007 22:22 | Permalink | commenti
categoria:politica, libri, storia
domenica, 15 ottobre 2006

UN ANNIVERSARIO QUASI DIMENTICATO

Uno dei fatti piu' importanti nella storia del XX secolo,  che ha segnato il principio della fine dell'impero comunista sovietico, la rivoluzione ungherese, non viene quasi ricordato nel cinquantesimo anniversario.

I "media", la grande stampa di regime sono muti, le vestali della liberta' e della democrazia non si strappano le loro vesti, NESSUN GIROTONDO O CORTEO ALL'ORIZZONTE.

CHIEDO INGENUAMENTE SE QUESTO POSSA DIPENDERE DAL FATTO CHE OGGI IN iTALIA SONO AL GOVERNO E NELLE MASSIME ISTITUZIONI GLI UOMINI CHE CINQUANTA ANNI FA ERANO DALLA PARTE DEI CARRI ARMATI SOVIETICI CHE SPENSERO IN UN BAGNO DI SANGUE L'ANSIA DI LIBERTA' E INDIPENDENZA NAZIONALE CHE ANIMAVA I CUORI DEI GIOVANI DI BUDAPEST.

Di quel periodo posso testimoniare con un aneddoto propedeutico: ero il leader del MSI a Firenze, capogruppo al consiglio comunale e stavo per fare un comizio in piazza Strozzi. Fui avvicinato dal capo dell'uffico politico della questura ( così allora si chiamava la DIGOS), il Dr. Walter Locchi che era stato vice questore a Torino durante la RSI,poi epurato e rimesso in carriera.....che mi disse:.." Ventra, lei sa che il mio cuore e' dalla sua parte, ma non posso fare niente. Ho ricevuto ordini severissimi che la riguardano e se lei fara' anche la minima apologia di Fascismo saro' costretto a chiuderle il microfono e sciogliere la manifestazione..". Gli risposi sorridendo..." non ci credo e scommetto con lei che io gridero' W il Fascismo...e lei non fara' proprio niente..." e mi dissde " non ci provi" Salito sul palco dopo circa venti minuti che parlavo portai il discorso sui fatti d'Ungheria e dissi sventolando un pezzo del giornale "L'Unità" che mi ero procurato..."...la Russia sovietica ha invaso l'Ungheria appellandosi al trattato di pace del 1947 che vietava in Ungheria ogni ricostruzione del partito fascista, i comunisti italiani sono d'accordo con i carnefici di tanti ragazzi che a Budapest hanno sacrificato la loro vita e l'Unita' di oggi dice che quei ragazzi erano solo "Fascisti" pagati dalla CIA. Il MSI e' contro i  carriarmati soviertici. Io sono moralmente dalla parte di quei ragazzi e se loro sono fascisti  mi unisco a loro gridando W il Fascismo....IlDr. Locchi, ridendo sotto i baffi,  si allontano' dalla piazza e il mio comizio ando' avanti fino alla fine......

Ancora oggi penso che nel 1956 nel cuore d'Europa, a Budapest, i comunisti rappresentarono la barbarie e gli insorti rappresentarono il piu' alto segno di civilta' immolando la propria vita in nome della Liberta' e della loro Patria che volevano liberare dal giogo sovietico.

Bertinotti, che ancora oggi difende o almeno giustifica, l'azione dei carri armati sovietici restera' iindifferente e la camera dei deputati fara' passare l'anniversario in un vergognoso silenzio. Io chiedo a tutti quelli che leggeranno queste righe di alzare come possono un grido per ricordare i giovani che a Budapest dettero la vita per la loro Patria. 

postato da: NandoVentra alle ore ottobre 15, 2006 15:13 | Permalink | commenti (2)
categoria:storia