domenica, 25 maggio 2008

di Nando Ventra

Antonio Carioti mi ha voluto fare gentilmente omaggio di una copia della sua ultima fatica:GLI ORFANI DI SALO'di cui lo ringrazio sinceramente, con una simpatica dedica nella quale, spero scherzando, mi chiede di essere più generoso di quanto non sia stato con il suo collega Nicola Rao.
Gentilissimo Antonio, cosa vuoi? Un monumento?
Fuori dallo scherzo credo che certi equivoci nascano dal fatto che io non sono un giornalista ed evidentemente non ho il dono di far capire cosa penso a chi mi legge.
La mia modesta recensione a "dalla Fiamma alla Celtica" cominciava: "..credo Nicola Rao, che non conosco, sia un ottimo giornalista e anche, a giudicare da questo libro, un ottimo scrittore..." e ancora..." ha comunicato emozioni profonde quando ha fatto la cronaca del funerale di Peppe Dimitri...".
Non pensavo di essere stato tanto negativo.
Nella speranza questa volta di riuscire a farmi capire dirò subito che "GLI ORFANI DI SALO' "mi è piaciuto moltissimo e mi congratulo con l'autore che ha dimostrato di saper affrontare una ponderosa fatica che certamente gli è costata molto tempo come si evince dalle ampie e importanti "NOTE" e dalle numerose "interviste" che gli hanno consentito di fare una ricostruzione storica decisamente interessante.
Ci sono naturalmente delle inesattezze e delle lacune ma il "ritratto" del mondo neofascista e della nascita del MSI è interpretato e raccontato con una verosimiglianza sorprendente . specie tenendo conto che si tratta di ricostruire una nebulosa difficilissima da indagare per chi non la abbia vissuta, specie tenuto conto che per la "mentalità di Arturo Michelini, nel trasloco dalla sede di via del Corso a via Quattro fontane è praticamente stato disperso tutto l'insieme dei più importanti documenti della Storia ufficiale del MSI.
Mi auguro che antonio Carioti trovi la voglia, la forza e gli stimoli per andare avanti e con una seconda opera possa ricostruire anche gli anni successivi a quelli cui si è riferito ne "gli orfani di Salo'" e lo possa fare prima che gli ultimi testimoni se ne siano definitivamente andati.
Per quello che mi riguarda resto a sua disposizione, fin che lo potrò, se avrà bisogno della mia piccola testimonianza.

postato da: SOTTOFASCIASEMPLICE alle ore maggio 25, 2008 22:34 | Permalink | commenti
categoria:libri
domenica, 19 agosto 2007

di Nando Ventra

Fin quando si è trattato di polemizzare o meglio fare qualche semplice osservazione, solo  per ristabilire la verità dei fatti , con esseri umani come il giornalista Nicola Rao mi sono sentito tranquillo anche perche' facevo osservazioni su cose che ero sicuro non stessero come erano state scritte dato che le avevo vissute in modo diverso,  nella realtà.

Anche se mi  dovrei sentire altrettanto tranquillo dato che anche in questo caso parlo di cose che ho vissuto in prima persona tuttavia devo riconoscere che mi mette profondamente a disagio, dato che modestamente mi considero pochissimo, entrare in polemica con un "mostro sacro" riconosciuto universalmente come un grande "Storico" di quelli con la "S" maiuscola.

Ho avuto attimi di esitazione e di perplessità quando, approfittando del ferragosto, mi sono incuriosito a leggere la biografia di Mussolini scritta da Denis Mack Smith.

Un poco intimidito da un tomo di 666 pagine edito da una casa editrice con cui molti autori affermati non disdegnerebbero pubblicare le proprie opere  e scritto da uno storico di fama internazionale, straniero e quindi piu' probabilmente meno coinvolto nelle vicende d'Italia mi sono sentito in un fastidioso imbarazzo mano a mano che scorrevo le pagine. Un fastidio fisico derivante dal fatto che un testo cosi' apparentemente autorevole minasse tutto cio' in cui avevo creduto da una vita, tutto ciò che avevo letto e imparato su testi altrettanto autorevoli.

E' vero, trattavasi di giudizi, piu' che altro di opinioni che, come tutte le opinioni sono  legittimamente discutibili, ciò nonostante mi sentivo spiazzato, in difficoltà a continuare perchè ogni pagina distruggeva il mio Mito e mi faceva dubitare di avere visssuto come  un ubriaco che confonde la verità con i suoi fumi.

E come un ubriaco avevo paura di risvegliarmi con un grande mal di testa e l'amaro in bocca.

Ma per mia fortuna sono arrivato alla pag. 492 dove Smith afferma il falso. Un "falso storico" che un mediocre storichetto non accecato dalla faziosità non dovrebbe permettersi.

Smith, fra mille giudizi sfacciatamente di parte ma che, come opinioni potrebbero anche chiedere di essere rispettati,afferma una cosa platealmente e storicamente falsa quando, appunto a pag.492 afferma che Pavolini creo',come segretario del PFR una propria milizia indipendente ( da chi?): la Guardia Nazionale  Repubblicana. Povero Smith! colto come un bambino con le mani ancora nel barattolo della marmellata!

Basterebbe prendere una qualunque foto di Alessandro Pavolini scattata durante la RSI per vedere che il suo berretto  e la sua divisa non erano quelli della GNR il cui capo supremo era Renato Ricci, che caso mai avesse avuto una "milizia personale", per dirla con Smith,,  non sarebbe stata la GNR ma le Brigate Nere. Questa è storia incontrovertibile e non ho bisogno di storici che lo riconoscano.

Ho nitidissimo il mio ricordo personale di quando a Brescia nel settembre  del 1944 ho avuto l'onore di dioventare mascotte di un reparto della GNR e soprattutto il ricordo di mio padre, il mitico comandante Nino Ventra che della GNR fu il capo a Roma fino al giorno dell'ingresso degli americani e poi ancora il capo a Torino fino al 25 aprile del 1945.

Non ho più letto le uòtime 200 pagine perchè mi sono reso conto di quanto potessero essere inattendibili anche tutte le altre cose di uno "storico" che mente sulla verità di un fatto storicamente importantissimo e che quindi, se non un falsario , non  può essere considerato più di un  dilettante superficiale  nonostante tutti i suoi titoli che merita di perdere ogni credibilità anche sul resto dei suoi lavori.

Ho mandato mentalmente a cagare il signor Smith, ho ritrovato la fiducia in me stesso ma mi sono chiesto se in un "paese civile" e' possibile tollerare  che alligni una disinformazione così distorta, una "verità storica" così falsata su tutto un periodo importantissimo della storia italiana e come possano le cose essere arrivate al punto che una casa editrice importante e ritenuta seria pubblichi dei "libelli spacciandoli per opere di storia.

E pensare che qualcuno, come il mio ex camerata Gianfranco Fini, il Fascismo voleva consegnarlo alla storia....Quale? quella di Smith?

postato da: NandoVentra alle ore agosto 19, 2007 01:03 | Permalink | commenti (1)
categoria:libri
sabato, 31 marzo 2007

Egregio signore,

ho letto in questo momento le sue considerazioni sulla recensione che ho fatto al suo bel libro" La fiamma e la celtica".

Mentre le confermo che a mio modestissimo parere lei e' sicuramente un ottimo scrittore e un valido giornalista ( opinione piu' volte sottolineata nella mia recensione), devo aggiungere con altrettanta franchezza che mi pare non sia altrettanto bravo a leggere . In queste sue considerazioni infatti lei sostiene che io abbia voluto stroncare il suo libro. Mi appello al giudizio di quanti ci hanno letto.Ho elargito elogi a lei e al suo libro rilevando solo un errore di prospettiva dichiarando, per altro ,che non era colpa sua e questa era e resta una mia libera opinione che lei puo' anche non condividere.

Quello che invece non si puo' permettere e' di affermare platealmente il falso e mettere in bocca ad altri parole che non hanno mai pronunciato. Io infatti non ho mai ( e ancora mi appello al giudizio di chi ci legge) sostenuto di essere uno dei perni del neofascismo. E' una presunzione che ho sempre lasciato ad altri. Io mi sono sempre limitato a considerarmi uno che ha dedicato tutta la sua vita , nel limite delle sue capacita', al servizio di un'Idea e di una battaglia politica. Certo non intendo esporre a lei , specie pubblicamente il mio curriculum vitae. Mi permetta solo due riferimenti e una conclusione:che io sia stato per 11 anni capogruppo del MSI al comune di Firenze e leader del Partito in questa città è ampiamente documentato e se ne vuole una testimonianza diretta puo' chiedere a Franco Cardini se, a differenza di lei, mi conosce o no. Una mediocre conoscenza della storia del MSI non dovrebbe farle ignorare che sono stato,in ordine di tempo il quinto segretario nazionale giovanile dopo Enzo  Erra , al quale puo' chiedere se mi conosce o no, e dopo Giulio Caradonna e prima di Angelo Nicosia. Ma la sfido a trovare uno dii tutti i personaggi citati nel suo libro che sostenga di non conoscermi. Le citero' ancora una frase a me rivolta in una lettera di cui ho a sua disposizione l'originale: ..."i fondatori del MSI erano (e sono )per davvero uomini fuori dalla norma che quindi mal si adattano a situazioni ordinarie, fatte di molte umane miserie." La lettera e' firmata da un certo Gianfranco Fini e porta la data 2 ottobre 1991 e si conclude con " un cameratesco saluto".

Come vede qualcuno mi conosce, ma non ha nessuna importanza. La conclusione che voglio trarne è che lei non mi conosceva fino a ieri così come fino a ieri io non avevo mai sentito parlare di lei. La differenza però sta nel fatto che mentre lei conclude che non conoscendomi, dovrei essere  meno di una nullita', io invece penso che non conoscerla sia stato solo un mio limite.

Adesso la conosco e spero incontrarla personalmente perche' se queste polemiche sono veramente inutili e mi pento di essermici fatto tirare per i capelli ( che non ho piu'),  penso che al contrario un sereno e costruttivo dibattito sull'argomento potrebbe essere certamente utile, e non certo solo a noi due, anzi.

Non so come lei la pensi politicamente ma, se la pensa come me, la prego accettare il mio cameratesco saluto.

Nando Ventra

 

postato da: NandoVentra alle ore marzo 31, 2007 21:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, libri
giovedì, 29 marzo 2007

Qualche giorno fa ho recensito “la fiamma e la celtica”.

Leggo pochi libri ormai,  e non ne recensisco quasi mai.

 

Per essere sincero l’ho fatto impulsivamente e solo adesso me ne  chiedo  il  perché.

 La domanda me la sono posta soprattutto  dopo le tantissime lettere che ho ricevuto  su questo argomento e la risposta mi è balzata evidente  anche perche’ la maggior parte delle lettere ricevute sono di giovani o giovanissimi. Me lo aspettavo ed è a tutti questi giovani che desidero rispondere cercando di rispondere contemporaneamente anche a me stesso.

Riconfermo il mio elogio per l’autore. Nicola Rao è certamente, come ho già detto, un ottimo scrittore e certamente un bravo giornalista. Il libro è scritto benissimo anche se è una lente deformante su quella che è stata la storia del post-fascismo.  Questa falsa prospettiva  non può essere addebitata al Rao che del Fascismo non ha vissuto il primo ventennio, grosso modo dal ventidue  al quarantatre e nemmeno il secondo dal quarantatre al sessantadue, anno in cui e’ nato. Del terzo ventennio ne puo’ avere un ricordo diretto solo degli ultimissimi anni. Diciamo che può testimoniare di cio’ che ha vissuto del quarto ventennio e di questi ultimi sciagurati dieci anni.

Ho sempre sostenuto che il Fascismo vada visto analizzato e giudicato nel suo insieme dandone un giudizio complessivo che, viste le ombre e le luci, può essere positivo o negativo.

Certo solo gli imbecilli possono dire che sia stato tutto perfetto e solo un mascalzone  può sostenere che sia il “Male assoluto”.

Tolti gli imbecilli e i mascalzoni che non dovrebbero mai avere diritto di opinione, tutti gli altri possono darne o averne dato giudizi positivi o negativi. Viva la libertà  per gli uni e  per gli altri anche se per i primi è quasi proibito parlare mentre per i secondi si mettono a disposizione tutti i mezzi utili, dai giornali all’editoria, dai”media” ai libri di testo per le scuole.

Un’altra cosa che solo gli imbecilli possono fare è  prendere il Fascismo e farlo a fette. Gli antifascisti han cercato di fare a fette la storia d’Italia: si sono divisi fra quelli che hanno riconosciuto solo il valore del Risorgimento di Garibaldi e Mazzini, quelli che han detto migliore il periodo monarchico, altri dando il maggior valore all’Italia repubblicana nata dalla “  resistenza “. Tutti hanno cercato di tagliare il periodo fascista cancellandolo dai libri e dalla memoria come fosse un cancro da espiantare .  Non rendendosi  conto che la Storia non consente, alla lunga, queste operazioni e ricostruisce i propri argini entro cui rotolano senza soluzione di continuità i fatti e i misfatti che punteggiano la vicenda  del genere umano.

Per queste stesse ragioni non ha senso il pensare di poter affettare il Fascismo come fanno alcuni che pensano di poter dire che e’ stato fulgido solo nei primissimi anni.  Altri che pensano  sia stato grande solo il periodo del “regime” e  altri ancora che il regime vorrebbero cancellarlo e riconoscere valore positivo solamente all’epopea della RSI.

La storia del Fascismo, con le sue luci e ombre, va consegnata ai posteri nella sua integrità di pensiero e azione, con il suo fondatore e i suoi Eroi e i suoi militanti a partire dal 1919 fino a tutt’oggi.

E torniamo alla recensione della Fiamma e la celtica.

Non c’e dubbio che la storia del Fascismo dopo la RSI sia stata la storia del MSI che, con tutti i suoi errori ha rappresentato in Italia e nel mondo, soprattutto agli occhi dell’antifascismo, la continuita’ storica, politica e morale del Fascismo assumendo la responsabilità di aiutare quelli che erano sopravvissuti e onorare la memoria di quelli che non c’erano piu’.

Intorno al MSI ci sono sempre stati gruppuscoli animati da protagonisti che nell’MSI uscivano e rientravano . Qualcuno di questi ha anche avuto una sua storia che vale certamente la pena di ricordare. Non sono mancate figure splendide e momenti di eroismi ma,  con buona pace di chi vorrebbe far prevalere il suo protagonismo personale, la continuità ideale col Fascismo e’ stata per il mondo rappresentata dal MSI.

Dal libro di Rao, questa verità non emerge, la storia del post fascismo viene involontariamente e certo in buona fede deformata collocando  il MSI  come quasi invisibile scenografia oltre le quinte di un palcoscenico su cui recitano attori che si sentono in primo piano mentre sono solo comparse.

A questo punto mi sono fatto una seconda, conseguente domanda: ma valeva la pena fare questa recensione e riaffrontare oggi questi argomenti che  a molti  potranno sembrare obsolete inutili rimasticazioni e a me porteranno solo nuove polemiche  che non ho piu’ nessuna voglia di fare?

E ancora ho risposto :SI.

Perche’ questa mia impostazione è stata capita e condivisa da quel furbetto di Gianfranco Fini che nel momento di abbandonare la casa dei genitori  non si è portato via solo i mobili e gli argenti in modo da non sporcarli quando, dopo poco,  si sarebbe rivolto indietro per sputare sulla casa dove era cresciuto, ma ha rubato anche l’insegna della ditta di famiglia, quella “fiamma” che gli avrebbe garantito di essere riconosciuto dall’opinione pubblica come il continuatore del MSI e di continuare a raccogliere il potere politico derivante dal consenso del voto dei “ fascisti “ che  avrebbero continuato a votarlo.

E’ vero, ci ha lasciato “La Celtica” insieme a un personaggio che purtroppo unisce una enorme intelligenza ad una mefitica megalomania che, per fare grande se stesso,  ha voluto anche lui,sia pure in senso opposto, rinnegare il MSI accontentandosi di una specie di piccola fiammella piu’ somigliante a un carciofo che a una fiamma, innescando una bomba che  scoppiando  ha determinato i mille frammenti in cui e’ ridotto oggi il mondo che nel 1946 avevamo ricostruito, dopo la mattanza celebrata ancora oggi,  il 25 aprile di ogni anno.

Purtroppo Nicola Rao e’ rimasto inconsapevole vittima di tutto questo e involontariamente ha dato un contributo alla impossibilità di  riunire tutti quei frammenti e ricostruire un grande partito capace di rappresentare nei suoi insuperati fondamenti ideali il fascismo del duemila.

Operazione impossibile senza riallacciarsi al fascismo attraverso il riconoscimento e la rivalorizzazione della storia del MSI. Perche’ solo così, quando parliamo di fascismo,il popolo non penserà che siamo strani esseri un poco pazzi e simpatici, paracadutati da Marte, ma ci riconoscerà come gli eredi di una lunga e importante storia iniziata nel 1919, con quella grande rivolta ideale iniziata da un genio che ha  dettato  le uniche Idee che potranno creare nel prossimo secolo il mondo che ciascuno di noi sogna, un mondo ordinato e libero dove regni la giustizia sociale per realizzare la quale molti di noi sono morti e molti continuano a lottare.  

                                                                                                                     Nando Ventra

postato da: NandoVentra alle ore marzo 29, 2007 22:22 | Permalink | commenti
categoria:politica, libri, storia
lunedì, 19 marzo 2007

Ho appena terminato la lettura di questo bel libro al quale mi ero avvicinato dopo averne sentito parlare con accenti entusiastici da parte di alcuni giovani camerati, e quindi senza pregiudizi.

 

Non mi e’ piaciuto.

Lo dico subito con la mia abituale franchezza. Naturalmente nessun intento polemico nei confronti dell’autore. Credo Nicola Rao, che non conosco, sia un ottimo giornalista e anche, a giudicare da questo libro, un ottimo scrittore. Con piglio giornalistico, intervistando testimoni e protagonisti ha tentato un’impresa che non poteva riuscire. Con eccezionale bravura di cronista è riuscito a descrivere alcuni fatti di cui è stato testimone oculare.

Ha  comunicato  emozioni profonde  quando  ha fatto  la cronaca del funerale di Peppe Dimitri e descrivendo tanti altri momenti   per i quali  fa sentire che sono “ carne della sua carne”.

 

E’ veramente un peccato che invece abbia fallito nel tentativo di ricostruire la storia del Fascismo dopo Mussolini. 

E’ certamente apprezzabile  il volonteroso tentativo ma , per il rispetto che devo a me stesso e soprattutto ai tanti camerati che non ci sono piu’, non posso non denunciare le troppe inesattezze e dimenticanze che tolgono a questo libro ogni valore dal punto di vista storico soprattutto perche’, oltre alla distorsione di fatti precisi, non riesce a ritrasmettere, a far rivivere lo spirito, l’atmosfera, l’umanita’ che hanno caratterizzato il mondo e le ragioni dei fascisti dal 1943 ai giorni nostri.

 Le piu’ gravi lacune naturalmente riguardano gli anni che non ha potuto vivere e conoscere direttamente, il periodo importantissimo dei trenta anni che vanno dal 1943 al 1973.

 

Naturalmente la colpa di questo, ammesso si possa considerare una colpa,  non e’ sua.

Credo la si possa ripartire fra i tanti testimoni intervistati da Rao (probabilmente colpiti da amnesie) lasciandone la parte maggiore ad Arturo Michelini ( per un refuso era venuto scritto Nichelini…e sono stato in dubbio se correggere) che, per risparmiare qualche lira, quando ci fu il trasloco da corso Vitt.E 24 a  via 4 fontane fece praticamente distruggere la maggior parte dei documenti e delle carte che sarebbero servite a una migliore ricostruzione della storia del MSI.

Oltre a questo Nichelini, fra i tanti suoi meriti, non aveva certo quello di una eccessiva cultura e questo lo indusse a trascurare ogni suggerimento che gli veniva dato circa la necessita’ che almeno qualcuno si impegnasse sul piano culturale anche a tutelare la memoria delle origini.

 

Adalberto Baldoni, che a differenza del fratello Romolo ( splendido attivista), era particolarmente portato  a scrivere e studiare potrebbe testimoniare, se lo ricorda, di quanta ostilita’ trovassero i miei tentativi di fargli dare una mano, nonostante in quel periodo godessi di una certa autorità nel Partito essendo il Seg.Naz. del Ragg.Giov. SS.LL, incarico in cui poi fui sostituito da Angelo Nicosia.

 

Purtroppo lo spazio di cui dispongo non consente di approfondire questo dibattito, e Dio solo sa quanto ce ne sarebbe bisogno di creare un’occasione di lavoro in cui poterci confrontare  e rivolgerci in noi stessi senza polemiche ma con spirito ricostruttivo e di chiarimento.

Cercherò di rendere piu’ facilmente comprensibile il mio punto di vista con alcuni esempi:

Avere dimenticato fra i presenti alla gestazione e alla nascita del MSI il mio nome non e’ certo cosa grave, anzi, forse e’ addirittura giusto  dato che io ero un ragazzo presente solo perche’ in compagnia di mio padre. Avere dimenticato lui, il mitico comandante della GNR a Roma fino al giorno dell’entrata degli americani e poi a Torino fino al 27 aprile del 1945 puo’ ancora passare per una semplice dimenticanza ma e’, non dico grave ma certamente antistorico, aver dimenticato figure di primaria importanza come per esempio  Vittoria Nunzi e il generale Gatteschi, comandante in capo delle eroiche  “ Ausiliarie” della RSI, per citare due donne o Pierfrancesco Nistri e lo stesso Olo Nunzi citato solo fra i componenti del “senato clandestino” mentre chi ha frequentato le prime riunioni in piazza del popolo nell’elegante abitazione del Conte Mario Vaselli non puo’ non ricordare la lucidità, la cultura con cui quest’uomo dette un contributo insostituibile alla nascita di quello che sarebbe diventato il MSI.

Altro esempio:  puo’ rappresentare una ricostruzione obiettiva della storia  della destra fascista aver dedicato il piu’ bel capitolo del libro al funerale del camerata Dimitri( episodio certamente emblematico e importante) e non aver trovato il modo per fare almeno un cenno alle due piu’ grandi manifestazioni di popolo fascista ( sia pure senza ministri)nella Roma “liberata” e cioè i funerali del Maresciallo Graziani e di Renato Ricci?

E ancora, io ho una grande stima per il camerata Paolo Signorelli che ammiro al di la’ di certe sue opinioni che non condivido  e  la storia di Paolo e’ cosi importante che non ha bisogno di elogi o riconoscimenti di nessun tipo. E’ tuttavia un falso storico affermare, come e’ detto nel libro, che Paolo era il leader degli studenti universitari romani. In quegli anni,  chi c’era puo’ testimoniare che leader romano del FUAN era Giulio Caradonna che insieme a Giulio Ricci ( i due Giulietti li chiamava mio padre) a Ficarelli e tanti altri si erano stretti intorno al giornale “La Caravella”che veniva creato proprio in quegli uffici di via Lazio ( con vista dalla finestra su via Veneto ) che era l’uffico di Olo Nunzi, ufficio in cui ricordo il giorno in cui si presentò Ernesto De Marzio a chiedere se poteva avere la tessera del MSI.

Certo, aver citato per 62 volte il nome di Pino Rauti potrebbe essere giustificato  dal  fatto che questo megalomane , che il mio amico Tomaso Staiti chiama giustamente  “ Il pittore delle capocchie di spillo” e’ certamente, insieme a Gianfranco Fini colui che ha determinato i maggiori disastri per il Fascismo dopo il 25 aprile del 1945.

Mi pare  dunque   poter dimostrare come da questo libro non si possa avere un’idea di cosa sia stata la storia “ dal fascio  alla fiamma, alla celtica”, anzi.

Se  ne ricava un’immagine falsa e distorta, ancora come esempio, anche  dal fatto che Delle Chiaie  sia  citato piu’ volte di Enzo Erra e di Pino Romualdi. Con tutta la simpatia che si puo’ avere per Stefano, mi pare che rispetto a questi due protagonisti, la sua storia non possa che occupare un posto di secondo piano.

Chiaramente si potrebbe continuare fino a riscrivere un altro libro ma non e’ questa la mia intenzione e non lo riterrei nemmeno utile.

Quello che invece mi pare  necessario sarebbe  la possibilità che  qualcuno avesse la forza e la capacita’ di riunire per un seminario di studi  tutte le persone disponibili e disposte a dare il proprio contributo per confrontarsi e riscrivere insieme, a futura memoria, la storia dell’epopea di cui,ciascuno per la sua parte, siamo stati testimoni e protagonisti.

 

Potrebbe essere utilissimo anche al fine di riallacciare le fila disperse in mille rivoli e ricostruire una piattaforma anche politica che nel futuro possa continuare a tenere alta la bandiera delle nostre idee in modo che non sia stato versato invano il sangue di coloro che per l’Idea fascista hanno dato la vita.

Confesso che, alla fine della lettura di questo bel libro per il quale si deve dare atto all’autore del grande impegno con cui lo ha realizzato mi sono tuttavia sentito come mi era capitato davanti a uno di questi grandi ” puzzle” dopo che una mano dispettosa si fosse divertita a mischiarne tutti gli elementi.

 Ho pensato al caos che regna fra le macerie di quello che e’ stato per tutta la vita il mio mondo, e mi sono cascate le braccia. Ho avuto la sensazione fisica che non ci fose piu’ niente da fare.

In questi giorni tuttavia ho conosciuto degli splendidi ragazzi, quelli di “Casa Pound” e mi e’ parso, per merito loro,  di intravedere una piccola luce in fondo al tunnel.

E la speranza e’ rinata. 

postato da: NandoVentra alle ore marzo 19, 2007 16:13 | Permalink | commenti (3)
categoria:libri