domenica, 19 agosto 2007

di Nando Ventra

Fin quando si è trattato di polemizzare o meglio fare qualche semplice osservazione, solo  per ristabilire la verità dei fatti , con esseri umani come il giornalista Nicola Rao mi sono sentito tranquillo anche perche' facevo osservazioni su cose che ero sicuro non stessero come erano state scritte dato che le avevo vissute in modo diverso,  nella realtà.

Anche se mi  dovrei sentire altrettanto tranquillo dato che anche in questo caso parlo di cose che ho vissuto in prima persona tuttavia devo riconoscere che mi mette profondamente a disagio, dato che modestamente mi considero pochissimo, entrare in polemica con un "mostro sacro" riconosciuto universalmente come un grande "Storico" di quelli con la "S" maiuscola.

Ho avuto attimi di esitazione e di perplessità quando, approfittando del ferragosto, mi sono incuriosito a leggere la biografia di Mussolini scritta da Denis Mack Smith.

Un poco intimidito da un tomo di 666 pagine edito da una casa editrice con cui molti autori affermati non disdegnerebbero pubblicare le proprie opere  e scritto da uno storico di fama internazionale, straniero e quindi piu' probabilmente meno coinvolto nelle vicende d'Italia mi sono sentito in un fastidioso imbarazzo mano a mano che scorrevo le pagine. Un fastidio fisico derivante dal fatto che un testo cosi' apparentemente autorevole minasse tutto cio' in cui avevo creduto da una vita, tutto ciò che avevo letto e imparato su testi altrettanto autorevoli.

E' vero, trattavasi di giudizi, piu' che altro di opinioni che, come tutte le opinioni sono  legittimamente discutibili, ciò nonostante mi sentivo spiazzato, in difficoltà a continuare perchè ogni pagina distruggeva il mio Mito e mi faceva dubitare di avere visssuto come  un ubriaco che confonde la verità con i suoi fumi.

E come un ubriaco avevo paura di risvegliarmi con un grande mal di testa e l'amaro in bocca.

Ma per mia fortuna sono arrivato alla pag. 492 dove Smith afferma il falso. Un "falso storico" che un mediocre storichetto non accecato dalla faziosità non dovrebbe permettersi.

Smith, fra mille giudizi sfacciatamente di parte ma che, come opinioni potrebbero anche chiedere di essere rispettati,afferma una cosa platealmente e storicamente falsa quando, appunto a pag.492 afferma che Pavolini creo',come segretario del PFR una propria milizia indipendente ( da chi?): la Guardia Nazionale  Repubblicana. Povero Smith! colto come un bambino con le mani ancora nel barattolo della marmellata!

Basterebbe prendere una qualunque foto di Alessandro Pavolini scattata durante la RSI per vedere che il suo berretto  e la sua divisa non erano quelli della GNR il cui capo supremo era Renato Ricci, che caso mai avesse avuto una "milizia personale", per dirla con Smith,,  non sarebbe stata la GNR ma le Brigate Nere. Questa è storia incontrovertibile e non ho bisogno di storici che lo riconoscano.

Ho nitidissimo il mio ricordo personale di quando a Brescia nel settembre  del 1944 ho avuto l'onore di dioventare mascotte di un reparto della GNR e soprattutto il ricordo di mio padre, il mitico comandante Nino Ventra che della GNR fu il capo a Roma fino al giorno dell'ingresso degli americani e poi ancora il capo a Torino fino al 25 aprile del 1945.

Non ho più letto le uòtime 200 pagine perchè mi sono reso conto di quanto potessero essere inattendibili anche tutte le altre cose di uno "storico" che mente sulla verità di un fatto storicamente importantissimo e che quindi, se non un falsario , non  può essere considerato più di un  dilettante superficiale  nonostante tutti i suoi titoli che merita di perdere ogni credibilità anche sul resto dei suoi lavori.

Ho mandato mentalmente a cagare il signor Smith, ho ritrovato la fiducia in me stesso ma mi sono chiesto se in un "paese civile" e' possibile tollerare  che alligni una disinformazione così distorta, una "verità storica" così falsata su tutto un periodo importantissimo della storia italiana e come possano le cose essere arrivate al punto che una casa editrice importante e ritenuta seria pubblichi dei "libelli spacciandoli per opere di storia.

E pensare che qualcuno, come il mio ex camerata Gianfranco Fini, il Fascismo voleva consegnarlo alla storia....Quale? quella di Smith?

postato da: NandoVentra alle ore agosto 19, 2007 01:03 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 16 agosto 2007

di Nando Ventra

Nella vita ci siamo incontrati una sola volta. A Palazzo Butera,Marzio Tricoli stava dicendoti: ti presento Nando Ventra e tu , mentre ci stringevamo la mano, dicesti .” e chi non conosce il mitico Nando Ventra.”

La frase mi fece piacere e mi sorprese perché  pensavo di essere stato dimenticato da quelli della tua generazione come poi mi ha confermato la breve polemica che ho avuto con Nicola Rao .  Quando tu, Fini e Storace cominciaste a farvi politicamente le ossa nella redazione del Secolo d’Italia erano gia’ passati troppi anni da quando io andavo di notte in via Milano, gratutitamente e volontariamente, a dare una mano al povero Almirante con cui correggevamo le bozze che dopo poco sarebbero entrate in macchina…… Da quel momento ti ho sempre seguito con una grande simpatia che mi ha portato a stimarti personalmente anche  quando dissentivo.  Da tutto questo e’ forse nato il senso di delusione che mi ha colpito leggendo l’articolo da te firmato , di spalla a quello di Bonocore alla pag11 del quotidiano Libero del 18 luglio 2007. Già l’immagine di Fini al centro pagina nell’atteggiamento in cui  chiunque sembra grattarsi le corna, in questo momento,  mi era parsa di cattivo gusto e l’articolo di Bonocore un piagnucoloso rimpianto per non essere riuscito a far restare Storace in AN  e un’analisi  basata su presupposti storicamente sbagliati, gli stessi che stanno portando Storace ad incamminarsi lungo una strada in salita che non porta da nessuna parte.

Bonocore inizia dicendo che “ le dimissioni di Storace chiudono definitivamente quella meravigliosa esperienza politica che fu la nascita di AN” e prosegue dicendo che  l’idea di una grande destra di Pinuccio Tatarella che fu anche di Almirante  è fallita miseramente, non per colpa di Pinuccio ma per l’uscita da AN di Fiore Fisichella e Storace….Qui Bonocore fa già un primo errore perche’ la destra pensata da Almirante era completamente diversa da quella sognata da Tatarella a sua volta completamente diversa da quella tentata da Fini.

Ho iniziato a leggere il tuo articolo  ripensando al tuo importantissimo  intervento tenuto  in occasione della terza riunione programmatica di AN  a Roma  che piacque molto a tutti , ma non a Fini , che in quel momento si accorse di quanto eri cresciuto e senti’ il tuo fiato sul suo collo. Mi sono preparato a seguirti in una seria  analisi di una situazione politica certamente delicata e  invece, dopo poche righe,  mi sono accorto che  avevi deciso di non volare, e restare terra terra i in  una polemichetta di bassa lega che, evitando di affrontare il problema politico coraggiosamente, ti impantanava in una serie di considerazioni personalistiche con cui cercavi di negare il diritto a qualcuno di criticare i metodi che aveva perseguito lui stesso per fare il ministro, arroccandoti in un semplicistico discorso con cui ti limitavi  a dire:: va tutto male  ma nessuno ha diritto di dirlo. Chi e’ senza peccato scagli la prima pietra,  non mi pare proprio il livello che ti si addice. Tu ti domandi se serve più democrazia in AN e ti rispondi “certo” e poi anziche’ proporre qualcosa per correggere il difetto ( che nonostante la tua benevolenza di giudizio in AN è ai massimi livelli , rappresentato da un blocco oligarchico in cui l’arroganza del presidente non ammette “niente” su cui lui stesso non sia d’accordo), liquidi l’argomento dicendo che Storace non ha diritto di lamentarsene perché di quel metodo è stato complice e beneficiario. Con questo tuo modo di ragionare, visto che tutti, chi piu’ chi meno ne siete stati beneficiati chi potrebbe avere il diritto di proporre una medicina adatta? E senza medicine come si puo’ sperare in una guarigione di AN dalla forma di dittatura arrogante imposta dal suo presidente?

Veramente pensi che i gravi problemi di AN e delle “destre” in genere si possano risolvere senza disturbare il manovratore che, come dice Bonocore, forse pensa di risolverli facendo la corte alla Mussolini per compensare la perdita di Storace e domani la corte a qualcun altro per compensare la perdita annunciata e forse imminente di qualche altro pezzo importante? Tu rivendichi ad AN di essere la “destra” e argomenti citando che al governo vi siete battuti contro la droga( e questo e’ stato giusto e meritevole e in questi giorni ho apprezzato la tua solidarietà a Don Gelmini) e per recuperare pagine di storia strappate,quelle sulle foibe che, secondo me, non va bene ed è solo un modo di arrampicarsi sugli specchi perchè sarebbe come sostenere che Pansa è  “ la  destra” perche’ ha recuperato alcune pagine  di quella “storia” che Fini invece avrebbe voluto “consegnare alla storia” ben impacchettate come erano state scritte, in modo vergognoso e falso.

Bonocore sbaglia , e tu non puoi e non vuoi  smentirlo  per ovvie ragioni, quando dice che” AN ha rappresentato la nascita di una meravigliosa esperienza politica” “ fallita miseramente con l’uscita dei suoi costituenti…” “ salutati solo da un sorriso cinico” e senza la commozione che aveva accompagnato l’uscita di Mussi e compagni dai DS.

Per ciò che riguarda la commozione era inutile sperarla, per chi conosce Gianfranco Fini allergico a ogni emozione o sentimento (parole di Altero Matteoli quando Fini era ancora segretario)

Il problema vero, a mio parere, è che  Bonocore ritiene AN finita mentre tu ci credi ancora ma entrambi sbagliate la diagnosi perche’ AN,se non è finita, mostra tutti i  segni di un coma irreversibile ma questo, non perche’ qualcuno se ne è andato come pensa Bonocore,ma perché è nata morta o moribonda, nella culla ha rinnegato il padre e ha rifiutato il latte della madre e così è nata rachitica e destinata a morte prematura.

La verità , che mi rendo conto sia difficile accettare, anche di fronte ad una situazione drammatica, da chi  ha dedicato ad AN, in buona fede, tanti anni della propria vita e per sua fortuna ne ha potuto anche trarre vantaggi che non erano nemmeno nelle speranze di quelli della mia generazione,  è che il destino aveva messo nelle mani di Fini una di quelle occasioni che capitano a pochi uomini nella Storia. Mentre tutto il mondo dei partiti dal PLI al PCI era crollato improvvisamente, le loro sigle erano sparite dal parlamento ed erano costretti a cambiare nomi e bandiere, lui aveva la fortuna di rappresentare un Partito che, grazie ai mille sacrifici  fatti da quelli della mia generazione e di quella precedente, si presentava con le mani pulite,  il proprio simbolo purificato  dal sangue di tanti giovani martiri che avevano dato la loro vita per le Idee che quella Fiamma  aveva rappresentato, raggiungeva un consenso popolare che lo portava ad un passo da divenire sindaco di Roma e avrebbe potuto rilanciare fino alle piu’ grandi affermazioni la destra, quella destra che per tutta l’opinione pubblica era stata negli ultimi cinquant’anni l’unica vera riconosciuta destra in Italia. Non ci ha creduto o ne ha avuto paura.

Avrebbe potuto scegliere un’altra strada: tagliare tutti i ponti con il proprio stesso passato  senza rinnegarlo e proclamare l’avvento di una nuova destra rinnovata, emancipata, liberaldemocratica , senza equivoche fiamme, che chiedeva legittimamente il potere in alternativa alla sinistra che stava con difficoltà riorganizzando le fila dopo la propria Caporetto.

Ma non ha avuto nemmeno il coraggio di fare questo  e ha dato origine a un grande pasticcio, a un compromesso che ha cercato di far convivere uno come Buontempo con uno come Publio Fiori. Si e’ trascinato dietro la Fiamma per paura di perdere un certo elettorato e poi ha iniziato a rinnegare tutti i significati che rappresentava demolendone memorie sacre e grandi ideali. Il successo di Berlusconi gli ha dato la possibilità di partecipare a un banchetto al quale si è seduto al posto di ministro degli esteri e vicepresidente del consiglio . Forse, ancora in futuro  avrà  altre possibilita’ personali magari di livello molto più modesto..Ma da  quelle altezze non si e’ accorto ( o forse e’ stato proprio lui il piromane ? )che nella sua casa stava bruciando anche l’ultima sedia riducendola un vuoto contenitore dove poterci mettere quello che si vuole  senza che fosse uno scomodo e indocile  fardello da trascinare nelle sue spregiudicate  evoluzioni alla ricerca dell’affermazione personale. Un contenitore dove poterci far convivere la Mussolini e Fisichella a condizione che   fosse  buono per soddisfare le loro aspirazioni personali dato che, in caso contrario, non avrebbero esitato  a cercarne la soddisfazione  sotto qualunque altra bandiera.

Adesso, lo stesso errore, con le debite proporzioni lo sta facendo Storace al quale mi pare l’esperienza del passato non abbia insegnato abbastanza. Anche a lui è capitato in sorte di potersi proporre come grande alternativa ma anche a lui mi pare manchi il coraggio necessario e faccia difetto in questo momento la chiarezza di idee su quello che vuole fare.Sta infatti rischiando di far nascere un altro bambino morto o moribondo. L’ennesimo partitino che potrebbe arrivare a crescere per diventare un piccolo progetto elettorale con aspirazioni intorno al 3 per cento, una cosa che potrebbe anche essere interessante per soddisfare qualche appetito personale ma che certo non risolverebbe i problemi della destra, anzi potrebbe complicarli se la perdita diuturna di consensi per AN dovesse continuare.Anche Storace deve avere il coraggio di una decisione radicale, senza compromessi e ha due strade davanti a se. Puo’ lasciare la Fiamma in mano a Fini e chiedendo un prezzo minore potrebbe scavalcarlo a sinistra proponendosi come la destra del centro-destra, ma credo avrebbe molto piu’ facilmente l’opportunità di rivolgere un appello a tutto ciò che c’e’ a destra di AN, gruppi piu’ o meno organizzati e centinaia di migliaia di voti che da Fiuggi in poi sono andati ad aumentare il numero delle schede bianche o nulle.L’importante e’ prendere una strada chiaramente,senza paura di perdere e senza la pretesa di mettere insieme tutto e il contrario di tutto. Nel primo caso è puerile e ridicolo  rispolverare una ennesima scopiazzatura della fiamma magari con riferimento al simbolo che a suo tempo affidammo alla Giovane Italia . Sarebbe un’altra  delle inutili  imitazioni dell’originale gia’ tentata con una specie di fiamma a carciofo o a diamante o a forma di freccia che hanno dimostrato la loro inutilità. Se deve proporre una destra liberaldemocratica meglio  lasciar perdere le fiamme che fanno solo confusione e non hanno niente da spartire con quel mondo e cercarsi un simbolo fra le tante piante o i mille fiori che ancora non hanno un proprietario nell’arco politico che si e’ limitato a egemonizzare querce ,edere , garofani e rose lasciando una infinita possibilità di scelta. (Che ne dici Francesco di un bel pino ombrellifero che potrebbe assurgere a simbolo di una forte liberaldemocrazia mediterranea…)Nel secondo caso è indispensabile riappropriarsi del simbolo originale dichiarando chiaramente che se ne rivendica il diritto,  dal momento che ci si assume tutta la responsabilità di rappresentare  la continuità con quel partito che ha interpretato per oltre mezzo secolo la Destra, l’unica vera destra italiana che non è quella del “blocco sociale” di riferimento, ma quella che,  nel rispetto della lotta democratica, sostiene come strategia finale,  non uno Stato di diritto ma  lo  Stato dei  diritti e  dei doveri, dove il risultato da perseguire come unico traguardo prioritario sia  la giustizia sociale, uno Stato etico dove il rispetto di tutti sia la base della morale comune e della collaborazione fra tutte le categorie per la costruzione del  futuro migliore possibile   per i nostri figli. Figli  che devono crescere nel rispetto dei loro nonni che, contrariamente a quanto racconta la storiografia ufficiale scritta nel dopoguerra nelle sedi del partito comunista, vissero e morirono, magari sbagliando ma sempre accarezzando il sogno di fare grande la propria Patria,l’Italia che hanno sempre amato disperatamente.

NANDO VENTRA

postato da: NandoVentra alle ore agosto 16, 2007 22:18 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 09 agosto 2007

Astici, aragoste, vongole e fasolari per condire immancabili spaghetti sono certo gli ingredienti che non possono mancare nei ricchi e gustosi, prelibati piatti che la Palombelli e le compagne avranno preparato con amore e sapienza per i loro uomini, mariti o compagni non importa, per festeggiare tra molti brindisi con “bianchi” ambrati in coppe di preziosi cristalli, l’otto agosto. Tutto questo naturalmente non a “Milano Marittima” dove i lavoratori in ferie fanno l’alba vuotando bicchieri di carta pieni di “coca-cola” con cui cercare di digerire la proletaria “piadina”. No. La spiaggia dorata ormai colonizzata dalla “intellighenzia di sinistra” dove il solo affitto dell’ombrellone costa piu’ di mille euro per un mese….è quella di Capalbio ed e’ proprio sotto quegli ombrelloni che, chi si trovasse a passare , può osservare lo scheletro di Fassino appena ricoperto da un foglio di pelle o la pancetta di Rutelli o il pancione villoso di Petruccioli insieme a tanti altri “intelligenti” che, fra un calice e l’altro di champagne si scambiano le nuove idee su come risolvere i problemi di quei lavoratori che non si sono potuti permettere nemmeno di andare a Milano marittima e forse nemmeno all’idroscalo ma, soprattutto cercano di immaginare come potersi ritagliare un posto di potere all’interno di quella cosa ancora misteriosa che li attira ma li atterrisce al tempo stesso, che si chiamera’ Partito democratico..

Sembra che Francesco Eramo abbia deciso di celebrare il ventennale di questo angolo di “paradiso proletario” con un film e per questo stia raccogliendo aneddoti e testimonianze.

Ne nascera’ sicuramente, date le fonti, una ricostruzione “sincera e obiettiva” che fara ’”il punto” sulle origini di Capalbio con la stssa serenità con cui da sessanta anni si raccontano tutte la “storie italiane”.

Si dice gia’ infatti che tutto comincio’ per merito di Occhetto che fu il primo ad annusare il luogo dove si spostò subito abbandonando la spiaggia di Macchia con meno scrupoli e nostalgie, forse, di quante ne ebbe poi traslocandosi alla Bolognina dal PCI alla cosa ancora in evoluzione che forse diventerà il Partito democratico.

La prima cosa fatta per mettersi la coscienza a posto e sentirsi tutti a casa propria infatti e’ stato chiamare la piazzetta “largo Enrico Berlinguer” facendo nascere anche quella di Capalbio, come tutto il resto della storia d’Italia, dal 1945, figlia della resistenza, come se prima di quella data l’Italia non fosse esistita.

Purtroppo per loro le cose non stanno così e Francesco Eramo, se vorra’ dare un taglio storiograficamente corretto al suo film dovra’ ricordare che la spiaggia dorata dove i rappresentanti del popolo lavoratore espongono al sole i loro corpi senza paura di essere punti, pochi anni or sono era un acquitrinio infestato da bisce e zanzare come era stato per secoli fino a quando un certo Benito Mussolini decise di bonificarlo.

Tutti sanno infatti delle bonifiche dell’agro pontino in cui Mussolini fece sorgere intere cittadine come Littoria, anche se l’intellighenzia di sinistra ha cercato di farlo dimenticare arrivando persino a cambiare il nome della città che oggi si chiama Latina, ma pochi sanno, perche’ e’ stato sempre tenuto nascosto o volutamente e in mala fede sottovalutato, che le bonifiche del Fascismo non si limitarono a quelle più conosciute, ma furono un’opera ciclopica realizzata per migliaia di chilometri quadrati di paludi dal Lazio alla Puglia e alla Toscana, proprio a Capalbio.

I “signori dell’intellighentia” con i culi al sole e la testa nelle nebbie e i fumi dell’alcool forse non sanno nemmeno, o forse lo sanno ma non vogliono che si sappia, che le ville dove passano l’estate a Capalbio sono il risultato di una ristrutturazione delle case coloniche che il Fascismo aveva costruito per i contadini del veneto che volevano una casa e un pezzo di terra su cui lavorare.

Mi chiedo e qualcuno che mi legge si chiedera’ adesso: ma perche’ ho scritto tutto questo perdendo un pomeriggio che potevo godermi meglio andando a mangiarmi un gelato sul lungomare? Perche’ sono un inguaribile nostalgico? O perche’ voglio fare apologia di Fascismo e sono talmente idiota da pensare che Mussolini rinasca e possa ancora bonificare qualcosa? No. Vi giuro lo ho scritto solo e disinteressatamente per amore della Verità, la Verità che troppe volte nella mia vita ho visto falsata e distorta da uomini in malafede che vivono in pace apparente con se stessi nonostante ogni giorno mentano sapendo di mentire.

E non voglio ottenere niente. Non certo che Rutelli o Fassino se ne vadano da Capalbio e nemmeno che cambino il nome al largo E.Berlinguer chiamandolo, come sarebbe giusto, Largo Benito Mussolini.

No, non lo desidero. Restino dove sono e lascino il nome che hanno dato al la loro piazzetta. Al massimo mi farebbe piacere saper che per mettersi la coscienza a posto una mattina hanno scritto” spiaggia Benito Mussolini“ tanto, quello che si scrive sulla sabbia non conta e la prima onda lo cancella.

Nando Ventra

postato da: NandoVentra alle ore agosto 09, 2007 22:08 | Permalink | commenti
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